
CENNI
STORICI Il Drakkar Vichingo è uno dei migliori
frutti dell'
antica
carpenteria navale; le prime tracce di questo tipo di imbarcazione
risalgono al IV sec. d.C.
Il
Drakkar, ovvero, drago, era riconoscibile per l' alto dritto di prora,
la cui estremità era decorata con la testa di un drago; questo tipo di
nave era destinato unicamente all' incursione ed al combattimento, in
contrapposizione con le Knarr, più corte e larghe, utilizzate
dai
Vichinghi per il trasporto delle merci.
Sono stati rinvenuti esemplari
di diverse dimensioni, con una quantità variabile di rematori, la
lunghezza era però di circa 28 m.
Erano costruite con la tecnica del
clinker, ovvero sovrapponendo leggermente le assi di quercia, dello
spessore di circa 2 cm, che costituivano il fasciame; queste erano
fissate con chiodi di ferro ribattuti ed il calafataggio era effettuato
con lana o pelliccia d' animale incatramate. Erano dotate di un solo
albero, su cui veniva issata un' unica vela quadra, la cui larghezza
corrispondeva a circa metà della lunghezza dello scafo.
La vela era
costituita da losanghe di tessuto di lana o di lino, bordate con
rinforzi in pelle d'animale; questi rombi venivano quindi cuciti
assieme.
E' curioso sapere che i Vichinghi non conoscevano la sega, per
cui tagliavano e scolpivano il fasciame solamente con ascia, cuneo e
accetta. Le decorazioni a guisa, di testa e di coda di drago, erano
oggetti preziosi e costosi e venivano solitamente rimossi durante la
navigazione ordinaria per evitare di perderli, evento ritenuto foriero
di malasorte.
Oltre ad essere costruttori navali senza pari fra i loro
contemporanei, i Vichinghi erano anche esperti navigatori ed abili
mercanti. Una caratteristica importante del Drakkar era
costituita dalla presenza di rastrelliere o, in alcuni casi, di un
sistema di corde sulle fiancate, cui fissare gli scudi dei guerrieri
durante gli scambi di frecce nelle battaglie navali e durante l'
avvicinamento agli insediamenti nemici; gli scudi venivano rimossi
durante la navigazione per evitare che venissero strappati dalla furia
delle onde.
Grandiose testimonianze dell' esistenza di queste favolose
imbarcazioni sono il ritrovamento delle navi di Osemberg e di Gokstad,
perfettamente conservate grazie alle imponenti masse di argilla sotto
cui sono state sepolte; il Popolo Vichingo usava spesso queste navi
come monumento funerario per sovrani e nobili di rango elevato, fossero
essi uomini o donne.
COSTRUZIONE


Per la realizzazione di questo modello mi sono servito solo del disegno
in scala 1/50 del modello Amati, di cui ho utilizzato
solamente la struttura portante formata dalla chiglia; il
resto è stato autocostruito o
ampiamente modificato, in seguito ad un' accurata ricerca tecnica e
storica.
Lo scafo è stato correttamente riprodotto con il fasciame
leggermente sovrapposto e presenta la medesima curvatura a prua e
poppa; utilizzando un punteruolo ed un pennarello nero ho simulato la
chiodatura delle tavole del fasciame.
La testa e la coda del drago
sono state ricavate lavorando blocchetti di legno duro con frese, lime
ed attrezzi vari. Anche la grossa scassa di legno che sosteneva l'
albero ed il remo timone a destra del diritto di poppa, sono
autocostruiti. Nella scassa è stata aperta un' asola riempita da un
blocco di legno, togliendo il quale l' albero poteva essere abbassato
durante le battaglie in mare.
La costruzione di circa trenta remi, dei
due tangoni che sostenevano la vela durante la navigazione e dei tre
supporti destinati ad ospitare il

pennone disarmato, hanno richiesto
una notevole quantità di tempo e sono stati ricavati da tondini di
legno di noce di diverse misure.

Il ponte e le fiancate interne della
nave sono stati rivestiti con vari tipi di listelli. Un' attenzione
particolare è stata posta nella colorazione dei circa trenta scudi, sui
quali ho tentato di riportare, oltre ai vari disegni, anche alcune
rune. Queste ultime sono i segni segreti che secondo la mitologia
nordica Odino consegnò ai Vichinghi come fonte di conoscenza; ogni runa
svolgeva il duplice ruolo di carattere nella scrittura e di simbolo
magico dal significato complesso.
Le rune rappresentano uno dei più
antichi alfabeti utilizzati nell' Europa settentrionale. La vela da
battaglia, a strisce rosse e bianche, è stata ottenuta da un
pezzo di tela, irrigidito grazie ad una soluzione di acqua e colla
vinilica, prima della colorazione effettuata a mano con colori acrilici
per stoffa, la vela è stata mascherata su ambo i lati con
nastro
adesivo, per ottenere strisce precise.
L' ancora è stata
riprodotta secondo le informazioni ottenute consultando alcuni siti
internet e basandomi sui disegni reperiti su libri vari; questa era
costituita da un corpo metallico appuntito alle due estremità,
intersecato da una lunga pietra o da una trave di legno che consentiva
di far presa sul fondale.
Le manovre correnti ed il sartiame sono stati completati con tiranti e
bozzelli.
Il
modello è stato arricchito da un' innumerevole serie di accessori,
costituita da barili e secchi, da sedili per i rematori, da lance e
scuri, ottenuti da tondini di metallo ribattuti e sagomati.
La
costruzione del modello è terminata con la realizzazione delle
rastrelliere e con la posa degli scudi lungo l'
impavesata,
questo particolare ha dato al Drakkar quell' aspetto caratteristico che
lo rende immediatamente riconoscibile come imbarcazione vichinga.
Il
modello oltre ad aver partecipato a molti Concorsi Nazionali ottenendo
medaglie d'oro, argento, bronzo ed altri premi speciali (tra cui il
Trofeo Navale a Lonigo 2004) ha conquistato, con un argento, ai
Campionati Italiani 2009, la qualificazione a partecipare ai Campionati
Mondiali 2010 di Dortmund (D).
Successivamente ai Campionati
Italiani del 2010 a Perugia, con un altro argento, è ora in Lista
per i Campionati Europei del 2011 a La Spezia.







